NATALE O SOLSTIZIO?

24 12 2008

Le radici pagane del Natale
di Elena Savino
  jubal editore


Del sole

Per inspiegabile che sembri, la data di nascita di Cristo non è nota. I
vangeli non ne indicano né il giorno né l’anno […] fu assegnata la data
del solstizio d’inverno perché in quel giorno in cui il sole comincia
il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il Dies Natalis Solis Invicti (giorno della nascita del Sole invincibile).
– Nuova enciclopedia cattolica dell’Ordine Francescano (1941) –

Nel corso della ricerca di informazioni e documenti riguardanti le
origini pagane del Natale, quello che stupisce è che la data del 25
dicembre, prima di diventare celebre come “compleanno di Gesù”, sia
stata giorno di festa per i popoli di culture e religioni molto distanti tra loro, nel tempo e nello spazio.
Le origini di questi antichi culti vanno ricercate in ciò che è
“principio” della vita sulla terra e che “dal principio” è stato
oggetto di culto e di venerazione: il sole.
Agli albori dell’umanità, esisteva un ricco
calendario di feste annuali e stagionali e di riti di propiziazione e rinnovamento.
I popoli nel periodo primitivo della loro esistenza erano intimamente
legati al “ciclo della natura” poiché da questo dipendeva la loro
stessa sopravvivenza. Al tempo, la vita naturale appariva
indecifrabile, incombente, potente espressione di forze da
accattivarsi; era un mondo magico. L’uomo antico si sentiva parte di
quella natura, ma in posizione di debolezza. Per questo, attraverso il
rito, cercava di “fare amicizia” con questa o quella forza insita in essa.
Al centro di questo ciclo c’era l’astro che scandiva il ritmo della
giornata, la “stella del mattino” che determinava i ritmi della
fruttificazione e che condizionava tutta la vita dell’uomo. Per
quest’ultimo, temere che il sole non sorgesse più, vederlo perdere
forza d’inverno riducendo sempre più il suo corso nel cielo, era
un’esperienza tragica che minacciava la sua stessa vita. Perciò, doveva
essere esorcizzata con riti che avessero lo scopo di evitare che il
sole non si innalzasse più o di aiutarlo nel momento di minor forza.
È proprio partendo da questa considerazione che possiamo individuare le
origini dei rituali e delle feste collegate al solstizio d’inverno.
Durante queste feste venivano accesi dei fuochi (usanza che si ritrova
nella tradizione natalizia di bruciare il ceppo nel camino la notte
della vigilia) che, con il loro calore e la loro luce, avevano la
funzione di ridare forza al sole indebolito.
Spesso questi rituali avevano a che fare con la fertilità ed erano
quindi legati alla riproduzione. Da qui l’usanza, nelle antiche
celebrazioni, di danze e cerimoniali propiziatori dell’abbondanza e in
alcuni casi, come negli antichi riti
celtici e germanici, ma anche romani e greci, di accoppiamento durante le feste.

Del solstizio d’inverno

Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa
letteralmente “sole fermo” (da sol, “sole”, e sistere, “stare fermo”).
Se ci troviamo nell’emisfero nord della terra, nei giorni che vanno dal
22 al 24 dicembre possiamo infatti osservare come il sole sembra
fermarsi in cielo, fenomeno tanto più evidente quanto più ci si
avvicina all’equatore. In termini astronomici, in quel periodo il sole
inverte il proprio moto nel senso della “declinazione”, cioè raggiunge
il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte
raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si
verificano cioè la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno.
Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad
aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate,
in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più
corta. Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma per
l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto
giorno successivo. Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge
nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare
nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e “invincibile” sulle stesse
tenebre. E proprio il 25 dicembre sembra rinascere, ha cioè un nuovo
“Natale”.
Questa interpretazione “astronomica” può spiegare perché il 25 dicembre
sia una data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra
loro. Tutto parte da una osservazione attenta del comportamento dei
pianeti e del sole, e gli antichi, pare strano, conoscevano bene gli
strumenti che permettevano loro di osservare e descrivere movimenti e
comportamenti degli astri.
Per fare un esempio, a Maeshowe (Orkneys, Scozia) si erge un tumulo
datato (con il metodo del carbone radioattivo) 2750 a.C. All’interno
del tumulo c’è una struttura di pietra con un lungo ingresso a forma di
tunnel. Questa costruzione è allineata in modo che la luce del sole
possa scorrere attraverso il passaggio e splendere all’interno del
megalite, illuminando in questo modo il retro della struttura. Questo
accade al sorgere del sole e al solstizio d’inverno.


http://www.riflessioni.it/testi/radici_natale.htm

Le radici pagane del Natale
di Elena Savino – Jubal editore

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2 responses

24 12 2008
Elena

BELLISSIMO STO COMMENTO!!! PAGANESIMO *_* FOLK *_*

28 12 2008
Francesca

grande valè, se non ti dispiace scopiazzo un pò e lo aggiungo al mio blog! tutti devono essere disindottrinati!

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