l’io diviso

28 01 2010
Miaridi di contrasti si affolano in un chiaroscuro di peniseri astratti…
La scelta è obbligata, ma in ogni caso essa comporterà una perdita.
Il vento della libertà mi fischia nelle orecchie, mi parla di luoghi inesplorati, esperienze che non torneranno.
Mi parla di strade e luoghi sconosciuti, di sconfitte e cedimenti nuovi, di inaspettate sorprese, di attimi estatici seppur effimeri… tanto effimeri quanto estatici, tanto estatici quanto effimeri.
Una frase di un film da autogestione scolaresca mi risuona nella testa, mi martella dentro "mai tornare indietro neanche per prendere la rincorsa!.
Un verso di una canzone punk filosovietica mi risuona dentro "io sto bene,io sto male, io non so dove stare"…
Improvvisamente in un attimo che non ho compreso, mi sono ritrovata quì… in questo non luogo, come un essere non più ontologicamente valido (per lo meno non più valido per quei sistemi mass-mediatici che fanno di ogni essere un inesistente spettro virtuale).
Sono quì e finalmente riscopro l’utopia di cui parlava Adorno, finalmente mi inebrio della possibilità ,’ipotesi di un’anelata quanto astratta alterità.
Ciò che mancava alla mia vecchia strada erano alberi stracolmi di frutti maturi, era il nutrimento di cui una mente sepre affamata ( e ahimè sempre incompresa) necessita.
Voglio percorrere ogni strada, anche se la meta probabilmente non esisite o non giungerà mai.
Voglio incontrare profughi, masnadieri di cuori infranti nella notte di un passato che non torna, voglio parlare con loro di Max Horkheimer, di Propp, De Saussure, Mallarmé, Schopenhauer…
Voglio nutrire queste membra cerebrali ormai avvilite, riempirle di parole significative.
Questa è la realtà effettuale del mio caso…
Non posso più idealizzare immagini, non posso più coltivare convinzioni errate, non posso più fingere l’amore con me stessa.
Devo vivere di essenze… anche se esse sono rare.
Inutile credere a chi si vuol convincere che lanticonforismo risiede in uno stereotipo.
Non mi interessano le immagini, le forme, le apparenze… non necessito di lacrime, parole dolci, sorrisi vacui.
Il mio bisogno è ben più vasto, compleso, enigmatico… come me.
Cosa mancava allora a quella strada che sembrava non finire mai?
La forza, la prorompente forza di un pensiero che poi si fa parola!
Eppure non è facile voltare l’angolo come se nulla fosse… Perchè alle volte tutto diventa entropico, avvolto da non so quale magma confuso che non si arresta mai.
Alle volte scegliere il punto interrogativo è molto arduo… chiunque si sarebbe accontentato di quello esclamativo.
Ma un giorno Martin Heidegger disse: "l’essenza dell’uomo ha la forma di una domanda"!

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One response

29 01 2010
Giovanni

se pigli i profughi masnadieri e pellegrini e gli ti metti a parlà di Max Horkheimer, Propp, De Saussure, Mallarmè, Schopenauer c\’è il rischio che tornano dalla terra da cui sono fuggiti!! =PComunque il finale è bellissimo.tvfbbè!

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